Coinquilini, ovvero quando l’unione europea* serve come il sale grosso

Coinquilini dell'Unione Europea
Coinquilini dell’Unione Europea

Quei piatti io non li uso, perché dovrei lavarli?

Oggi ho capito che se fossi il capo di uno Stato, odierei probabilmente l’Unione Europea. O almeno dovrei forzare la mia natura primordiale e accettare l’integrazione europea con un sorriso falso.

Avere dei coinquilini mi ha fatto arrivare a questa riflessione disarmante. Il mio comportamento da coinquilina è anti europeo. Sto cercando di tracciare un paragone fra i diversi Stati nell’Unione Europea e i diversi coinquilini di una casa. Lo sto facendo davvero.

Qualche tempo fa, ero solita comparare l’integrazione europea a un matrimonio, per spiegarla a ragazzi più giovani. Ma poi mi si obiettava sempre che c’erano problemi con il divorzio e le coppie gay e il paragone era troppo peace&love.

Nel caso del “matrimonio” (coppia di fatto, convivenza desiderata quel che è) le persone andavano a vivere insieme per scelta. Nel coinquilinaggio per necessità. Non so bene a quale delle due esperienze quella dell’UE somigli di più, ma stavolta proviamo con i coinquilini.

Nella mia dimora milanese, la cosa funziona che ognuno è sovrano nella propria stanza e dunque può farvi quello che gli pare finché non disturba gli altri. Disturbare gli altri significa in pratica non creare “esternalità negative” come musica a volume troppo alto, fiumi di polvere che dalla camera spaziano in corridoio (!!) ma anche non mettere in pericolo la sicurezza dei coinquilini invitando tossici molesti o simili specie umane.

Allo stesso tempo, si condividono gli spazi comuni di cucina, bagno e corridoio dato che li si usa tutti e dato che c’è un unico bagno, un’unica cucina e un unico corridoio per tutti.

La libertà di circolazione è limitata perché si auspica che i coinquilini non entrino nella tua stanza perché gli va, per soggiorni di studio o viaggi turistici. Nemmeno per trovarvi lavoro.

Direi che il modello della mia casa si avvicina più a quello di una Confederazione (unione più leggera) che a quello di una Federazione.

Dunque, vediamo altri motivi per cui il mio comportamento a casa è poco europeo. Davvero pessima sono stata sul bilancio. Mi sono opposta alla cassa comune perché in casa ci sono due ragazzi maschi che mangiano di più di noi ragazze. Sì, lo so, è terribile ed è la stessa cosa che pensano gli Stati più ricchi in Unione Europea: quelli più poveri si mangerebbero tutto il bilancio, a cui IO ho contribuito con i MIEI soldi. Chiara l’analogia?

Poi. Bando al dialogo e alla tolleranza per un attimo. Vero è che vivere vicini e condividere spazi per necessità stimola il rancore. D’accordo, conosci culture diverse, abbatti muri di pregiudizi (si vedano i miei post precedenti) ma capita che ognuno si chiude nella sua identità. Dalle parti mie, a casa mia si fa così (si frigge col burro e non con l’olio, si mangiano peperoni a colazione, si fa yoga prima di andare a dormire per esempio) quindi quello che fanno gli altri coinquilini è sbagliato.

Sul citofono non abbiamo messo nessun nome collettivo a identificarci. Non abbiamo scritto Famiglia e il nome della famiglia… Oppure Amici, oppure Coinquilini, oppure Quelli del, oppure I mejo de, the best of, the fantastic trio. OK, questo argomento regge un po’ meno ma avete capito dove voglio parare. Non ci siamo dati il nome di “Unione Europea” ma ci siamo chiamati “Francia – Germania e Italia”. Quindi se Kissinger dovesse chiamare al nostro civico dovrebbe citofonare a Francia, Germania e Italia e non a Unione Europea.

(Questo era perché Kissinger si lamentava di non sapere chi chiamare quando doveva parlare con la Comunità Europea dell’epoca)

Terribile. Forse era meglio un monolocale autogestito isolato dal mondo? Ah poterselo permettere magari…

Però, a ben pensarci, non sono così anti europea. E qui inizia la parte ottimista del post. Innanzitutto, ho imparato la regola 1: col coinquilino è meglio collaborare che litigare. Perché se ti si rompe il televisore e l’unico che può aggiustartelo è il coinquilino ingegnere con cui tu hai litigato, non è bello. Ve lo assicuro.

Riguardo la “politica estera europea“, comunque abbiamo messo una targhetta comune fuori della porta. Il che è più utile che mettere ognuno una targa sulla sua porta che nessuno può leggere perché sta dentro la casa. No?

Infine la storia dei piatti da lavare quando uno usa quelli di carta e la storia del bilancio comune a cui non voglio contribuire. Quei piatti di porcellana non li uso e quindi non li lavo. Sì. Ma metto i soldi per comprare le spugnette per lavare i piatti. 

Spugnette. Detersivi. Sale e olio. Sapone da bagno. Scopa per il pavimento. Stendino per i panni. Lavatrice. Il sale grosso se lo compro e lo uso io da sola mi dura due anni e ho fatto già in tempo a tornare a Roma. E’ abbastanza inutile che compriamo tre scatole di sale grosso e ognuno usa la sua. Pensate tre lavatrici. Un po’ come gli eserciti dei nostri Stati e la visione fugace di un esercito unico europeo (leggi: sale grosso condiviso). Questo sì che è uno spreco su cui si potrebbe tagliare.

Ed è per questo che l’unione a volte conviene a tutti.

*Il minuscolo di “unione europea” nel titolo è voluto, perché non indica il soggetto giuridico Unione europea.

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Un pensiero su “Coinquilini, ovvero quando l’unione europea* serve come il sale grosso

  1. Marco Fratellico

    Spero che il tuo caro fratellino in una futura visita non rappresenti un pericolo per l’attuale equilibrio dell’Unione del Sale Grosso!!!
    Mi piace molto quest’articolo complimenti, molto realista!

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