Non per soldi, non per amore

Vista della Mosella, fiume che passa in Germania, Francia e Lussemburgo
Vista della Mosella, fiume che passa in Germania, Francia e Lussemburgo

Certe volte capita di chiedersi perché delle entità stanno insieme. Ad esempio perché in una coppia, due persone si complicano la vita con estenuanti contrattazioni fra mondi diversi e mediazioni finali mal riuscite. Oppure perché due atomi si uniscono e con quale legame chimico.

Preciso subito che non è mio intento stavolta paragonare l’unione europea a una storia d’amore. La cosa è troppo complicata, perché ci si rifiuta qui di cercare di dare qualsiasi definizione all'”amore” e di tracciare regole in questo campo. Non siamo – ancora – una rubrica di cuore.

La sola analogia fra il campo sentimentale e quello dell’Europa è che in entrambi i casi a volte si fatica a capire il collante che salda le entità in questione. Dire che in una coppia è l’amore è troppo semplice. Quale è la necessità ancestrale delle due particelle in questione? (leggi: quali sono i possibili motivi di un’unione fra Stati?) Analizziamo alcune possibilità:

La storia di una notte. Direi che è chiaro che in questo caso il motivo sottostante non è guardare le stelle insieme. Un’alleanza casuale, basata sull’attrazione a pelle o sul bisogno immediato. Si presuppone  un accordo non programmatico, che specifichi solo la condivisione di un obiettivo semplice comune.

La consolazione. Facciamo una vita difficile, stressante, siamo pieni di difficoltà e abbiamo bisogno di una spalla. Un’altra entità che condivide le stesse complicazioni della vita, è comprensiva e ci dà una mano. Del resto, chi non ha problemi di politica interna…

L’amicizia fra donne competitive o fra uomini competitivi o fra una donna e un uomo competitivo. Insomma avete capito il concetto. OK, questo non è un motivo che attiene all’amore ma mi piaceva inserirlo lo stesso.  Le entità suddette vanno a prendere il Cosmopolitan insieme per fare gara a chi è più bello e potente. Si fanno gloria della propria sovranità nazionale e pensano che sia maggiore se di fronte agli occhi altrui.

I soldi. Già. Questo motivo ha diverse declinazioni. 1. Esco con una o uno ricco perché mi porta in posti di lusso e mi fa raggiungere uno stile di vita che da solo non potrei permettermi. Ne approfitto. Questo tipo di unione parassitaria del tipo sono uno Stato povero e approfitto dei soldi della Germania non ci piace (n.d.A). 2. Metto in comune le risorse economiche, anche se sono più ricco o più povero però mettendole in comune comunque sono di più.

I coinquilini solitari. D’accordo, i coinquilini non si amano, ma questo era solo per fare l’ennesimo richiamo al mio bel post sui coinquilini europei. Nessuno dà niente ma per convenienza si fa qualcosa insieme. Mi è stato detto che con quel paragone mi muovo ancora “all’interno del pensiero kantiano in un sistema westfaliano”, ma la colpa non è mia. è dei coinquilini.

Il matrimonio. Quello che voleva Altiero Spinelli di cui vi ho parlato già (il matrimonio fra gli Stati europei, intendo). Una Federazione europea. Un patto di unione. Che non è però un semplice accordo del tipo Art 1: tu non invadi la mia parte del letto Art. 2. Noi usiamo il sale grosso insieme Art.3. ci dobbiamo sopportare – ci dobbiamo sopportare – ci dobbiamo sopportare. Ma è una Costituzione. Noi siamo una coppia unita e solidale che vuole stare insieme e insieme fondiamo un nuovo Stato. Ma perché, diavolo?

Il palazzo dove hanno firmato il Trattato di Maastricht che ha dato vita all'Unione Europea
Il palazzo dove hanno firmato il Trattato di Maastricht che ha dato vita all’Unione Europea

Entrano qui in gioco gli ultimi due modelli, che mi piacciono molto.

Il matrimonio fra fissati di una cosa. A due persone piace ballare la salsa o fare le gare di corsa o leggere Guerra e Pace. Hanno un obiettivo comune che nei tre casi è vincere il torneo municipale di salsa, non stramazzare a terra in una gara, finire Guerra e Pace senza saltare le parti in francese. E raggiungere questi obiettivi piace a entrambi e li motiva a stare insieme.

La bevuta alcolica fra compagnoni. Penso che in questo momento tutti i teorici dell’integrazione europea si stanno rivoltando sulla sedia. Questo modello è quello di un gruppo di amici, magari colleghi o quelli che giocano a briscola insieme, sempre gente che condivide le stesse fisse o interessi morbosi o meno. Questi amici si siedono al tavolo e grazie all’alcol (che è il collante solo apparente) ricordano, esagerandole, le gesta mitiche dell’ultima partita a carte oppure di quando i colleghi insieme hanno fatto uno scherzo al capo opprimente. Una specie di storia mitologica dell’integrazione europea. Che se non è proprio appassionante (vedi la foto del palazzo dove è stato firmato il Trattato di Maastricht), la si cerca meglio.

 

 

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