TrenEuropa, ovvero come viaggiare in treno per tutta Europa senza bloccarsi ai confini.

Dal finestrino dell'Eurocity Milano - Basilea
Dal finestrino dell’Eurocity Milano – Basilea

Mi piacerebbe fare un viaggio in Europa durante le vacanze di Natale. In treno, ovviamente, perché altrimenti che gusto c’è? Europeans non è una rubrica viaggiare-facile-in-Europa, muoversi-in-treno-per l’UE, l’Unione-Europea-dal-finestrino, ma in questo caso farà da foglio di appunti per l’organizzazione del mio tour europeo.

Il passo 1 per chi vuole viaggiare in treno per l’Europa è andare sul sito dell’Interrail. Interrail sono dei pass che permettono di viaggiare per l’Europa a prezzi un po’ scontati e che nella mia esperienza non sono mai serviti a causa di alcune complicazioni. Ad esempio, non è che dici ah parto, faccio un viaggio folle, non prenoto niente perché con il pass interrail devi indicare prima della partenza tutti esatti gli spostamenti che vuoi fare e in quale giorno. Poi, bisogna decidere quanti giorni vuoi che duri il pass e in quanti giorni vuoi spostarti e questo alza le tariffe perché uno è tentato dallo spostarsi in molti giorni. Anyway, questi sono dettagli. Interrail è una grande idea che va solo sviluppata un po’ meglio.

Allora, dicevo, aprite il sito di Interrail e andate su Pianifica il viaggio e poi Tabella Oraria. Che è una roba fantastica perché è un motore di ricerca di tutti i treni in Europa, l’unico che non si ferma ai confini degli Stati. O almeno l’unico eccetto quello delle ferrovie tedesche (DB) che svolge lo stesso ruolo, ma noi preferiamo quello di Interrail. Mettete nella partenza la vostra città. Per esempio Milano. E via.

Per Parigi c’è il TGV che arriva a destinazione in sette ore. Da Lione alla capitale francese sfreccia fra le campagne, mentre fra Lione e Torino ha qualche rallentamento. Sapete, no, la storia, c’è chi si oppone all’alta velocità di quel treno. Dunque, per il momento, il bolide è costretto su un binario nascosto fra gli alberi e fra i passaggi a livello che bloccano ogni volta le strade dei paesini. Una noia incredibile.

In alternativa, ho preso qualche volta il noto Eurocity che approda nelle città svizzere come Zurigo o Basilea. Da lì, cambiate e arrivate ancora in Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo. L’Eurocity per la Svizzera è un treno emozionante. Sfiora tutti i laghi del Nord Italia e poi quelli della Svizzera, si riempie di italiani, italiani del Canton Ticino e svizzeri che parlano tutte le lingue. D’estate è frequentato da montanari in zaino e scarponi che fanno trekking sulle Alpi.

Come emozionante è l’altro Eurocity che attraversa il confine al Brennero. Parte da Venezia, ferma a Verona, Trento, Bolzano e di là a Innsbruck e Monaco di Baviera. Ogni volta che lo prendo, mi mette una grossa malinconia. Nei pressi del confine, tra gli scompartimenti cade il silenzio. Fuori c’è la neve di inverno oppure le brezza di montagna estiva. Alla stazione di Brennero non c’è un’anima e il treno si ferma inspiegabilmente. Si sentono rumori di ferraglia e sembra che spostino dei vagoni o taglino il treno, ma questo non me lo ha mai confermato nessuno. Sale la polizia che controlla i documenti e ogni tanto fa scendere qualcuno. Al Brennero il confine pesa. Si respira ancora quel senso di chiusura e di divisione. Ma è solo una sensazione. In realtà su quel treno si parla tedesco già da Bolzano e ancora a Innsbruck si parla italiano.

Al confine fra Austria e Ungheria il treno si ferma.
Al confine fra Austria e Ungheria il treno si ferma.

Varcato il confine, da Monaco o da Innsbruck si apre l’Est Europa. Vienna si raggiunge da Innsbruck con un treno moderno e comodo ma lento, che pascola fra le vacche e i prati piovosi. Da Vienna a Bratislava il viaggio è molto divertente. Il treno si blocca al confine. I passeggeri scendono – senza essere avvisati in anticipo – e devono cambiare treno. Solo che ai binari di quella piccola stazione fra Ovest e Est non c’è la banchina. Dunque, si aspetta il nuovo treno sulla terra. Vienna – Budapest poi. Due ore e quaranta. Dovrebbe chiamarsi Pannonia quella pianura giallo marrone verde con le pale eoliche. Lentamente i nomi delle città diventano ungheresi, le scritte incomprensibili e poi si arriva alla stazione di Kelenfoeld a Budapest. E ancora Vienna – Praga 4 ore e cinquanta e una perquisizione da film fra gli scompartimenti. Aprono le valigie, fanno uscire i sospetti in corridoio mentre l’Intercity si snoda con i finestrini aperti verso uno dei confini più duri da varcare durante la guerra fredda.

Il viaggio sta diventando troppo lungo. La prossima volta parlerò di Italia – Spagna e di Italia – Balcani. Stay tuned.

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