Lettera degli Europeans che non vogliono uscire dall’euro

Cari Europeans,

noi siamo quelli che NON vogliono il referendum per chiedere l’uscita dall’euro. Noi sappiamo benissimo il perché non lo vogliamo e i cieli pieni di lire senza valore ci fanno paura. Ma noi non vogliamo metterci lì a discutere, se usciamo dall’euro, se non usciamo, se si può, se si esce pure dall’Unione Europea. No. Noi, in questo momento e in questa lettera, non vogliamo passare la serata dell’otto dicembre a smontare ragionamenti perversi.

Noi non smontiamo cose, noi costruiamo. Noi siamo quelli che se le cose vanno male ci mettiamo lì e le cambiamo. Noi non pensiamo che siccome questa Unione Europea non va poi così tanto bene e non è così bella, pace, serenità, multicultura, free hugs come volevamo, vada distrutta peggio della ex Jugoslavia. Noi siamo quelli complicati, cui le soluzioni semplici lasciano perplessi.

Noi siamo quelli che… Quando l’orologio a cucù non funziona bene, non lo prendiamo a calci e lo facciamo a pezzi perché sappiamo che così perdiamo tutti i soldi usati per comprare il dannato orologio a cucù ma cerchiamo di aggiustarlo. E ci perdiamo tempo, prendiamo tutti i cacciaviti possibili e insistiamo. Perché se lo abbiamo comprato e ci abbiamo speso fatica a portarcelo a casa nella busta della spesa spaccata, vuol dire che al dannato orologio a cucù noi ci tenevamo e che a qualcosa pensavamo che servisse.

Noi sappiamo che unire Stati diversi è un’impresa colossale. Sappiamo che richiede pazienza, mediazione, compromessi, amarezza, rinunce. Noi sappiamo che fra coinquilini si litiga per il bilancio comune per comprare il sale grosso. Ma sappiamo anche che se lo stiamo facendo, vuol dire che ora stiamo così disperati che ne vale la pena di fare qualche sacrificio.

Noi non siamo solo quella dannata (come l’orologio a cucù) generazione Erasmus, siamo quelli che sono nati e cresciuti sapendo inconsciamente che la Francia o la Germania non sono nemici ma terre dove ci sono case dove vivono persone che fanno più o meno le stesse cose che facciamo noi ogni giorno. E che se si dicono bonjour o buenos dias poco cambia, perché sempre ci impegniamo a far sì che quel giorno sia più buono per noi e per gli amici e gli sconosciuti (OK, cancellatela questa, è uscita troppo idealista).

Noi siamo quelli che non adorano se stessi né si annullano nella massa. Noi siamo quelli che mettono insieme il senso della comunità e il valore dell’individuo. Siamo quelli che la loro società si fonda sul lavoro, che è importante anche se non c’è.

Noi siamo quelli che di andare a lavorare fuori dal nostro paese a volte non ci piglia proprio ma che se ci siamo stufati della solita vita sappiamo che possiamo farlo. E che possiamo andare in vacanza in Europa senza restare incolonnati al controllo passaporti del confine con la macchina senza aria condizionata (OK, e anche senza essere perquisiti magari etc. etc.). Noi siamo quelli che ascoltiamo Bach o Vivaldi o Smetana senza chiederci di che nazionalità sono.

Noi siamo quelli che a volte si chiedono ma chi ce lo fa fare ma che vogliono davvero essere un po’ Europeans.

Cordialmente,

Gli Europeans

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