L’Europa fra il massacro e la coabitazione, l’ultimo post dell’anno sul centenario della Prima Guerra Mondiale

Mancano poche ore alla fine del 2014, a Roma e in tutta Italia fa freddo e fra poco qualcuno sparerà qualche botto per festeggiare il nuovo anno. E io non ho ancora fatto il mio post sul 2014 e il 1914, il centenario della Prima Guerra Mondiale e cosa ha significato la Prima Guerra Mondiale per l’Europa e tante altre belle riflessioni geopolitiche che non farò perché a Capodanno magari uno preferisce i post sul menù del cenone o idee alternative su cosa fare il 31 sera – Capodanno last minute eccetera. Come al solito, qui su Europeans, descriviamo e raccontiamo storie di Europa.

Quella della Prima Guerra Mondiale è una storia molto european, nostro malgrado. C’è un libro di Paolo Rumiz che si intitola “Come cavalli che dormono in piedi” e che parla dell’Europa come

La terra del tramonto dove i popoli si ammassano e non esiste alternativa fra il massacro e la coabitazione

Nel capitolo “Questa mia Europa nata in trincea”, Rumiz nota che

C’è meno Europa oggi che nel 1914 e persino meno che nel 1918, quando almeno la nausea del massacro compiuto accomunava le nazioni. Uno parte per cercare la guerra di ieri e trova l’Europa di oggi. Il nostro male è vecchio di un secolo.

Paolo Rumiz è un triestino, giornalista e scrittore, che narra spesso di Balcani e che in ognuno dei suoi racconti di viaggio riesce a mettere sempre i “Balcani” tanto da usarli quasi come una metafora della vita. Con Balcani qui intendiamo senza troppe filosofie la ex Jugoslavia, quella che si è distrutta in una brutta guerra di nazionalità negli anni Novanta. E arrivare a parlare di Europa dai Balcani significa vedere il potenziale costruttivo e distruttivo di diverse nazionalità su uno stesso territorio e percepire i Balcani come una specie di mini Europa. La Prima guerra mondiale è scoppiata proprio a Sarajevo, nel mezzo dei Balcani.

Monumento all'Uomo multiculturale, Sarajevo
Monumento all’Uomo multiculturale, Sarajevo

Poi, nel 1916 la guerra è infuriata in modo particolarmente crudele nella piana di Verdun, che è in Lorena, regione della Francia, che però è a due passi dal Lussemburgo dal Belgio e dalla Germania. Da febbraio a novembre intorno a Verdun si sono combattuti tedeschi e francesi in modo così feroce che adesso il prato sotto i boschi di quel posto bellissimo è ondulante per i colpi di artiglieria sparati. E ovunque ci sono monumenti, sacrari, memoriali. Come l‘ossario di Douamont. Che mi ha ricordato gli incubi che facevo da bambina sugli ossari dei cimiteri. Una torre a forma di proiettile, in cui ci sono le ossa di 130 mila caduti francesi e tedeschi. Le loro ossa sono tutte mischiate. Quindi ci possono essere vicine una tibia di un francese e la costola di un tedesco. Il teschio di un… OK, scusate, la smetto.

Ossario di Douamont
Ossario di Douamont

Davanti all’ossario invece dormono sotto terra 15 mila soldati francesi, di cui alcuni sono le truppe coloniali di fede islamica e hanno le tombe senza croce e rivolte verso la Mecca. Di posti come questi in Europa ce ne sono fin troppi. L’Altopiano di Asiago. Ypres. La Marna, L’Isonzo…

Verdun cimitero

Oggi con questo freddo e con l’anno del centenario della Prima Guerra Mondiale che finisce e viene un po’ dimenticato mi sembra di stare in una trincea per esempio del Carso, col vento e col termometro a meno venti. Questa sera, quando cominceranno i botti e i fuochi d’artificio penserò a tutte quelle battaglie molto e poco european.

E qui concludo, per non fare come l’Unione Europea prima delle celebrazioni del centenario a Sarajevo, che nelle parole crude di Paolo Rumiz

… era là a dare indicazioni miserabili per trasformare il tutto in un ridicolo, mieloso “embrassons-nous”, una replica semiseria di Giochi senza frontiere, invece di imporre una riflessione forte, comunitaria, su questa dannata propensione dell’Europa al suicidio.

Bandiere a Verdun
Bandiera tedesca, francese ed europea a Verdun
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Un pensiero su “L’Europa fra il massacro e la coabitazione, l’ultimo post dell’anno sul centenario della Prima Guerra Mondiale

  1. Ai primi di agosto, a pochi giorni dalla commemorazione dell’invasione tedesca del Belgio, sono stata al cimitero militare di Saint Symphorien, vicino a Mons. Oggi un luogo di pace, circondato da alberi e un silenzio carico di memoria. Tedeschi e inglesi riposano gli uni accanto agli altri. Posare il piede su quell’erba è stato un qualcosa di irreale e vagamente scrosciante. Memorabile.

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