Croazia e Serbia, tempo di superare l’odio

Il parco di Plitvice, nella krajina, la parte della Croazia dove avvennero i massacri
Il parco di Plitvice, nella krajina, la parte della Croazia dove avvennero i massacri

La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha dichiarato ieri, 3 febbraio 2015, che la Serbia e la Croazia non furono colpevoli di genocidio nella guerra che distrusse la ex Jugoslavia fra il 1991 e il 1995. Mi direte che non è una notizia propriamente European perché riguarda due paesi solitamente considerati a margine dell’Unione europea. La Croazia è membro dal 2013 e la Serbia è fra i paesi candidati ad entrare nell’Unione. Tuttavia, io la considero molto European e vi spiegherò il perché.

La sentenza emessa dalla Corte Internazionale di Giustizia (che è il principale organo giurisdizionale dell’ONU) ha respinto le accuse di genocidio che Croazia e Serbia si erano rivolte reciprocamente. La Croazia lo aveva fatto nel 1999 e la Serbia aveva ricambiato nel 2008. La vicenda andò più o meno così: quando nel 1991 la Croazia dichiarò l’indipendenza dalla Jugoslavia, i serbi che vivevano sul territorio croato non accettarono la decisione e proclamarono una Repubblica autonoma nella Krajina, con capitale Knin. La Krajina è la parte interna della Croazia, quella dove di solito non vanno i turisti perché non c’è il mare ma solo delle montagne molto cupe, intervallate da cascate cristalline. È tutta la zona dei due bracci della Croazia che confina con la Bosnia.

Nella Krajina vivevano molti serbi. Krajina vuol dire “confine”: quella zona fu per quasi cinque secoli la frontiera fra l’Impero asburgico e quello Ottomano. Furono gli austriaci a favorire il trasferimento di serbi armati pronti a combattere contro i turchi ottomani al confine fra i due Imperi, a difesa dai turchi. Tornando agli anni Novanta, l’atto su cui si concentravano le accuse dei croati era l’attacco dei serbi a Vukovar, nel 1991, che distrusse quella città sul Danubio al confine attuale fra Croazia e Serbia (qui un approfondimento). Dall’altra parte, la Serbia incriminava soprattutto l’Operazione Tempesta nell’agosto del 1995, con la quale la Croazia cacciò via i serbi dalla Krajina.

Come spiega benissimo il mio caro sito di Osservatorio sui Balcani in questo altro articolo, sia la Serbia che la Croazia all’epoca commisero atti genocidari. Quello che i giudici dell’Aja non sono riusciti – o non hanno voluto – provare è l’elemento soggettivo del crimine: perché esista un genocidio deve essere dimostrata la volontà di distruggere in tutto o un parte un gruppo etnico, nazionale o religioso in quanto tale. La stessa Corte nel 2007 stabilì che a Srebrenica (la città della Bosnia orientale dove nel luglio 1995 furono uccisi e messi nelle fosse comuni più di 8000 musulmani bosniaci) c’era stato un genocidio ma che la Serbia non era imputabile. OK, dunque chi lo ha commesso? I fantasmi? Mi chiesi allora. E me lo chiedo anche oggi riguardo alla vicenda della Serbia e della Croazia.

Poi l’articolo uscito oggi, 4 febbraio 2015 su Repubblica e firmato Adriano Sofri mi fa capire quello che era già chiaro. Non sarebbe stato proprio buono per la riconciliazione e per la cooperazione fra i due paesi (cosa che la sentenza della CIG invita a fare) sapere che entrambi hanno compiuto un genocidio l’uno nei confronti dell’altro. Un genocidio non è un crimine qualunque, non è un litigio di coppia che poi passa con un abbraccio. Genocidio significa volontà di annientare l’altro, tentativo di uccidere il partner. Sarebbe stata una decisione a dir poco compromettente nei rapporti fra i due paesi. Tanto più che si tratta di paesi per cui molti prevedono un ridente futuro nell’Unione europea. Non sarebbe stato “strano” avere nell’Ue di pace e speranza due paesi che hanno compiuto un genocidio? Alla Turchia fanno storie per il genocidio degli Armeni nel 1915-16 e per non averci mai fatto i conti. E con Serbia e Croazia invece sarebbe stato tutto tranquillo?

Per questo, la storia della Croazia e della Serbia mi è sembrata più European di tante altre storie. Ma anche perché non posso non considerare il “miscuglio etnico dei Balcani” e la loro storia di odio e amore di cui qui vi ho descritto un assaggio il cuore vero dell’Europa.

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Un pensiero su “Croazia e Serbia, tempo di superare l’odio

  1. Capoz

    Mi fa un pò rabbia anche perchè ho visto le case bruciate attorno alla magnifica cascatella della foto. Ma forse è meglio così se servirà a farli smettere di massacrarsi.
    Capoz

    Mi piace

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