Le prossime sfide elettorali dell’Europa

Alexis Tsipras (foto: Ansa)
Alexis Tsipras (foto: Ansa)

Le ultime elezioni in Grecia hanno scatenato una bella confusione. Giorni di tensione con Alexis Tsipras e il suo Ministro delle Finanze Varoufakis che negoziavano l’innegoziabile con i vertici di quella che alcuni definivano “Unione europea” ma che in realtà tutto era meno che l’Unione europea. Era l’Eurogruppo, una istituzione non ben regolata dalle leggi, che in teoria dovrebbe precedere il Consiglio dell’Unione europea dei Ministri di Economia e Finanze (l’Ecofin). Ma cui spetta un ruolo di primo piano nella decisione sull’attribuzione dei soldi del Fondo europeo di Stabilità Finanziaria, il fondo salva Stati che doveva salvare la Grecia.

Questo ce l’avevo dentro da un po’ e dovevo spiegarlo ma non è il centro di questo post. Questo post supera la questione della Grecia e guarda avanti verso i prossimi appuntamenti importanti nel calendario dell’Unione europea. Perché l’Unione europea è fatta di Stati che hanno debiti sovrani da pagare, ok, ma è fatta anche di persone che ognuna nel proprio Stato vanno a votare. Ed è fatta di Stati che ancora con le loro scelte influenzano – anzi, direi fanno – la politica dell’Unione europea.

Dunque, dopo le elezioni in Grecia, il 2015 prevede quelle in Regno Unito, Spagna e Portogallo. Tutte e tre elezioni che cambieranno qualcosa nel governo dei tre paesi e quindi in quello dell’Unione europea. Nel Regno Unito il 7 maggio si rinnova il Parlamento. Uno degli interrogativi elettorali riguarda l’Ukip, United Kingdom Independence Party, di Nigel Farage. Eurodeputato, al Parlamento europeo si diverte a denunciare lo “strapotere europeo” sulla sovranità nazionale e i “tecnocrati” che guidano le istituzioni dell’Ue. In queste elezioni, nessun partito potrebbe avere la maggioranza in Parlamento: il bipartitismo non è più così saldo nel Regno unito perché i due partiti sono per ora al pareggio e tra loro si profila un governo di coalizione.  E comunque, in caso di rielezione, i conservatori di Cameron promettono di aprire un periodo di negoziati con l’Unione Europea e di promuovere un referendum “dentro o fuori” sulla permanenza nell’Unione nel 2017. I laburisti di Ed Miliband invece sono contrari. Poi c’è il fatto che queste elezioni sono le prime dopo il referendum di settembre di tentata indipendenza della Scozia.  Qui c’è l’area dedicata alle elezioni del theGuardian.

Poi in autunno si vota in Spagna, dove Podemos di Pablo Iglesias sembra superare nei sondaggi il Partito conservatore di Rajoy e i socialisti. Podemos è il partito che raccoglie la rabbia degli indignados, quel movimento che protestava contro l’austerità economica. Un po’ come Syriza e Tsipras. Qui alcune anticipazioni sul voto in Spagna. In Portogallo invece sono in vantaggio i socialisti guidati da Antonio Costa che però sembra aver difficoltà nel fare coalizione con gli altri partiti di sinistra, come spiega questo articolo.

 

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