Europa sì, Europa no

La nuova sindaco di Barcelona, Ada Colau (foto di Ricardo Patiño)
Ada Colau, del partito eurocritico Podemos, è il nuovo sindaco di Barcellona dal 24 maggio 2015 (foto di Ricardo Patiño)

Due signore bionde sono diventate sindaco, una di Madrid e l’altra di Barcellona. Si chiamano Manuela Carmena e Ada Colau e sono del partito Podemos, fondato nel 2014 da Pablo Iglesias. Questo partito ha avuto  un gran successo alle elezioni amministrative e regionali che ci sono state in Spagna domenica  24 maggio 2015. La candidata a Barcellona  ha vinto persino su Convergencia i Unio, che è il partito autonomista dei catalani e che di solito aveva molti consensi nella  città. Podemos è considerato euroscettico o eurocritico perché non gli piace questa Unione europea così come è fatta, che si occupa solo di dire agli Stati che devono spendere meno.

Andrzej Duda nella foto di Wikipedia
Andrzej Duda nella foto di Wikipedia

Lo stesso giorno in Polonia c’è stato il ballottaggio per decidere il  presidente della Repubblica. Ha vinto – non stravinto perché ha  superato solo di poco il presidente uscente Komorowski – un signore di 43 anni dal nome Andrzej Duda, del partito  Diritto e Giustizia. Uno schieramento di destra che non gradisce  la Russia e neanche l’Unione europea, infatti è nazionalista e  euroscettico. Qui un’analisi della situazione polacca dell’Istituto di  Affari Internazionali.

Nel frattempo continua tutta la fiction della Grecia, dove,  sguardo penetrante e spalle larghe, il ministro delle finanze Yanis  Varoufakis ha minacciato di non pagare il debito che il suo  Paese ha verso il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale  europea e la Commissione europea. Ha detto che il problema non è  che lui non vuole fare le riforme ma che quelli con cui negozia gli  chiedono l’austerità, cioè che può spendere poco per la ripresa  economica.

C’è poi anche David Cameron, rieletto Primo Ministro del Regno Unito alle elezioni del 7 maggio 2015 la cui appassionante love story descritta da Europeans continua. David ha parlato con il presidente della Commissione europea Juncker del referendum per uscire dall’Unione europea che vuole tenere entro il 2017 e ha detto anche che prima vuole cambiare l’Ue, per renderla meno invasiva secondo lui.

Anche il primo ministro italiano Matteo Renzi ha detto che l’Europa deve cambiare, ma intendeva un senso diverso da quello di Cameron, perché secondo Matteo l’Ue deve coinvolgere di più i cittadini. Hollande e Merkel invece hanno proprio iniziato un percorso che dovrebbe portare a cambiare l’Unione europea, se non sarà bloccato da ripensamenti vari, come spesso accade. Il presidente francese e la cancelliera tedesca avrebbero scritto un documento congiunto per rafforzare l’integrazione fra i Paesi dell’eurozona e bloccare le mire di Cameron di modificare i trattati dell’Ue.

Morale? Quello che vorrei arrivare a dire è che in questi giorni ci sono un sacco di novità in Europa, che riempiono le prime pagine dei giornali con frasi tipo “sfida all’Europa”, “Europa da rifare”, aiuto. Molti ne deducono che l’Unione europea è in crisi, che sta per crollare e che nessuno la vuole più. “Un condominio senza amministratore né progetto di convivenza dove prevalgono i rapporti di forza”, dice  questo articolo di Lucio Caracciolo su Repubblica. La storia del condominio mi ha suscitato parecchie metafore efficaci dopo quella creata da Europeans dei coinquilini. E mi ha fatto pensare che:

1. Se tutta queste gente, da chi viene eletto per governare Paesi o città alle persone che vanno nei seggi a votarli, se tutti questi perdono un sacco di tempo e di parole a dire che l’Unione europea non va bene, vuol dire che almeno se la filano, che non è che non gliene importa niente. Non so se è vero, ma si dice in giro che quando in una coppia si discute, è buono perché vuol dire che tra i due non c’è indifferenza. Una cosa del genere succede ora con l’Europa, anche se le litigate sono parecchie.

2. C’era Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’Unione europea, che quando era confinato perché antifascista e scriveva il Manifesto di Ventotene, aveva una teoria: diceva che si sarebbe creata una divisione fra europeisti blandi e federalisti europei convinti. In pratica, un gruppo favorevole a un’Unione europea con pochi poteri, più simile a un’organizzazione internazionale come l’Onu e un gruppo che vuole gli Stati Uniti d’Europa. Adesso è ovvio che questa frattura non c’è. La frattura, in una teoria politica molto bella di Stein Rokkan, è una linea di faglia che agita gli animi e fa nascere i partiti, come era la differenza di classe dopo la rivoluzione industriale. La frattura adesso è più netta: Europa sì o Europa no. Ci sono quelli che la vogliono e quelli che non la vogliono. Ma ci sono anche quelli che la vogliono diversa. Quello che noto è che l’Unione europea sta diventando una linea di frattura che scalda gli animi e determina sempre più il programma dei partiti.

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