L’alternativa alla distruzione dell’Unione europea

Un abbraccio fra Angela Merkel e Francois Hollande (foto: Ansa)
Un abbraccio fra Angela Merkel e Francois Hollande (foto: Ansa)

Così non va. L’Unione europea è un fallimento, questa Europa va cambiata. Da quanto tempo sentiamo queste frasi sulla bocca di leaders, giornalisti, amici e colleghi? Da tanto, tanto tempo e soprattutto dal momento in cui sul continente ci sono uno dietro l’altro continui colpi di scena negativi per il futuro dell’Unione. Come gli ultimi di queste settimane.

Con la crisi della Grecia che sembra ogni secondo non farcela a restare nella moneta unica e con Cameron e il Regno Unito che ogni minuto pare volersene andare dall’Ue. Con i timidi segnali di crescita del continente ai quali ancora non corrisponde però un grande aumento dell’occupazione, il tempo non sembra andare nella direzione di fare l’Europa poco a poco ma nel senso di disgregarla (sto citando le parole dette dal segretario del Movimento federalista europeo Franco Spoltore)

Qualcuno si sta accorgendo che a non funzionare a dovere non sono solo piccoli dettagli, ma è l’intera struttura dell’Ue. Nel Consiglio europeo (la riunione dei capi di Stato o di governo dei Paesi membri dell’Unione) del 25 e 26 giugno 2015 in agenda ci sono alcune proposte di radicale cambiamento dell’Unione europea. L’idea di base è quella di rafforzare l’Unione economica e monetaria, invece di farla a pezzettini. Sul tavolo del Consiglio, c’è la discussione su un vecchio documento che risale al giugno 2012. Si chiama il rapporto dei quattro presidenti “Verso un’autentica unione economica e monetaria”. I quattro presidenti che lo hanno firmato sono quello del Consiglio europeo Van Rompuy, della Commissione europea Juncker, della Banca centrale europea Draghi e dell’Eurogruppo Dijsselbloem. Questo è il testo, qui un riassunto dei quattro punti chiave.

Sì, orecchie europeans, l’argomento di oggi è complicato, ma importante per noi cittadini buoni e volenterosi. Dunque, seguitemi un po’.

Oltre al rapporto dei quattro presidenti, c’è un documento congiunto per il momento segreto, che è stato scritto da Francois Hollande e Angela Merkel e che mira a creare un “nocciolo duro” di Stati europei – quelli che hanno l’euro – che si integreranno in modo sempre più stretto, mentre chi non ha l’euro, come il Regno Unito, potrà essere più libero. Un’idea di Europa a più velocità di cui si parla spesso, ma che ora è diventata forte per la paura che il Regno Unito faccia il referendum per uscire dall’Unione europea.

Il bello, o insomma, il sorprendente è che nessuna di queste proposte prevede la riapertura del processo di modifica dei trattati dell’Unione europea. Modificare i trattati europei vuol dire prendere il trattato di Lisbona e riscrivere, ad esempio, alcuni articoli. Si tratta di un procedimento lungo perché sarebbe l’equivalente, più o meno, della revisione della Costituzione di uno Stato e un po’ terrificante per i capi di Stato europei. Alcune brutte esperienze passate hanno infatti creato una specie di trauma fra noi europeans, tipo quando nel 2005 la Francia e l’Olanda bocciarono con referendum il nuovo trattato costituzionale europeo. Quindi a nessuno va molto di mettersi lì al tavolo e decidere: OK, iniziamo questo lavoro faticosissimo che non si sa bene quando e come finirà, come spiega molto bene Michele Ballerin nell’articolo “Ue sulle spine: cambiare i trattati?”. Allora, cercano di farlo senza creare troppa confusione. Solo che, secondo Ballerin, è difficile creare cose molto nuove in questo modo:

gli sforzi sono destinati a infrangersi contro un fatto che sembra abbastanza certo: all’interno dei Trattati non si potrà conseguire né un bilancio finanziato con risorse proprie, né un controllo democratico su di esso. Due elementi che difficilmente potranno essere esclusi da un’unione fiscale, se un’unione fiscale è davvero ciò che i quattro presidenti vogliono. Quello che si potrà fare nel quadro di Lisbona sarà di muovere alcuni timidi passi in questa direzione

Insomma, cari europeans, stiamo attraversando un nuovo momento complicatissimo, pieno di altri retroscena e sintetizzato in questo articolo di Carlo Bastasin. L’accenno a queste proposte di cambiamento della struttura dell’Unione europea ve l’ho fatto per mostrarvi che le cose si muovono e che non vanno necessariamente nella direzione di distruggere la nostra casa comune. E che forse la ricetta per uscire dalla crisi è più complessa che gli aiuti alla Grecia o gli appelli per abolire la moneta unica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...