Europei, una pausa di riflessione per salvare il nostro rapporto

cloud-page-001I greci aspettano in fila per prelevare dalla banca i loro soldi e nasconderli a casa, nell’armadio o davvero sotto il materasso. Il negoziato fra la Grecia e i suoi creditori (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea) è andato male, malissimo e tutte le parti sono risentite e colpite anche a livello personale. Quando Christine Lagarde, la tipa brizzolata del Fondo monetario internazionale ha incontrato il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, quello pelato e senza cravatta, si è vendicata: “Contento di stringere la mano al capo dei criminali?”, gli ha chiesto, ricordando quando qualche giorno prima Varoufakis aveva usato quell’aggettivo per descrivere l’Fmi.

Il rapporto fra Christine Lagarde dell'Fmi e Yanis Varoufakis, ministro delle finanze greco è peggiorato in poco tempo (foto: Eunews)
Il rapporto fra Christine Lagarde dell’Fmi e Yanis Varoufakis, ministro delle finanze greco è peggiorato in poco tempo (foto: Eunews)

Più a Nord l’Ungheria annuncia di voler costruire un muro al confine con la Serbia per evitare l’ingresso di persone e più a ovest la Francia rimanda in Italia i migranti che arrivano da Ventimiglia invocando la superiorità di un accordo internazionale fra Francia e Italia e mettendo in secondo piano gli accordi di Schengen sulla libertà di circolazione. Casi di egoismo da parte degli Stati europei, o se preferite, di nazionalismo, che spingono vasta parte dei giornalisti e commentatori a gridare emergenza! Emergenza! Crisi, aiuto, l’Europa sta per crollare, è la fine. Parole che se si fa un tag cloud (quella cosa nell’immagine qui sopra che dice i termini più usati in un testo) dei primi articoli che escono digitando su Googlenews “Unione europea”, sono le più diffuse. Non credo che sia la prima volta che ci si ansia per la fine dell’Unione europea, ma, ecco, il continuo essere sull’orlo della catastrofe non è molto piacevole.

Il confine fra Serbia e Ungheria oggi (foto: Eunews)
Il confine fra Serbia e Ungheria oggi (foto: Eunews)

L’Unione europea corre ai ripari e prepara un ordine del giorno chilometrico per il prossimo Consiglio europeo del 25 e 26 giugno 2015 (che poi di europeo ha poco perché è la riunione dei Capi di Stato o di governo dei diversi Paesi che esprimono l’interesse nazionale). Immigrazione, lotta al terrorismo, Grecia, cos’altro? Alla fine, come ultimo punto c’è il percorso verso le 4 unioni, bancaria, fiscale, economica e politica, proposto dal Rapporto dei 4 presidenti come soluzione alla crisi. L’idea è quella di un’integrazione forte dei Paesi dell’ Eurozona (quelli che hanno l’euro) Che preveda – aggiungono altri, fra cui il ministro dell’economia Padoan – un Fondo contro la disoccupazione e un’integrazione fiscale crescente basate su un budget dell’eurozona. Gli Stati Uniti d’Europa limitati all’eurozona, dice Scalfari nell’articolo di questa mattina “Sognando gli Stati Uniti d’Europa nel paese dei ciechi“.

Significa che un gruppo di Paesi europei più determinati potrebbero scegliere una maggiore integrazione fra  le loro politiche ed economie, evitando la distruzione di tutto quello che finora hanno costruito insieme. In un rapporto che supera a stento continui litigi, invece di mettere la discussione sull’unione fiscale, economica e politica in fondo all’ordine del giorno, gli Stati europei dovrebbero fermarsi un attimo, distogliere lo sguardo dall’emergenza e ripensare la loro relazione. Per divorziare o per andare avanti più uniti. Una pausa di riflessione è quello che ci vorrebbe: soltanto dopo aver rivisto le basi del loro “amore”, gli Stati europei potranno capire il loro futuro e decidere di unirsi in matrimonio o di lasciarsi. Ma non senza aver parlato prima.

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