Condividere le cose invece che possederle: una proposta european sulla “sharing economy”

Il bike-sharing è un esempio di economia della condivisione (foto:Wikipedia)
Il bike-sharing è un esempio di economia della condivisione (foto:Wikipedia)

Questa estate in vacanza ho usato un sito che si chiama Air Bnb per prenotare gli alloggi. Invece che andare negli hotel o negli ostelli, con Air Bnb si dorme nelle case, appartamenti, stanze, sgabuzzini, castelli della gente. E peccato che la barca a vela nel porto di Sète, vicino Montpellier costava un sacco. La cosa carina di questo servizio è che si può parlare con i proprietari dell’alloggio che ti danno consigli su dove andare, cosa fare eccetera meglio delle agenzie di viaggio. Questo sistema mi ha incuriosito parecchio: si basa sulla fiducia che i tipi da cui vai non ti rapinino o sequestrino o anche accendano la musica a palla nella notte. Questo è un rischio, ma l’opportunità di viaggiare in modo diverso dal turista classico è attraente. Qui trovate uno speciale di Radio 24 su cos’è la sharing economy.

Air Bnb è un esempio di “sharing economy”, economia della condivisione, una storia simile anche se non uguale a Uber, Blabla Car, il bike sharing, fra quelli che mi vengono in mente. O anche alla gestione collettiva di un parco cittadino o di un condominio, mi ha spiegato Benedetta Brighenti, vice sindaco del Comune di Castelnuovo Rangone (provincia di Modena) e membro del Comitato delle Regioni a Bruxelles. Ho parlato con lei per capire qualcosa di più sulla sharing economy e lei è una che ne sa: è la relatrice di un parere di iniziativa al Comitato delle regioni in cui propone una regolamentazione di questo tipo di economia.

I tipi di sharing economy secondo il parere di iniziativa sono quattro diversi: economia dell’accesso, che consiste nel noleggio temporaneo di oggetti, “gig economy”, cioè il caso dei “lavoretti”, singole prestazioni lavorative su richiesta; economia collaborativa fra più soggetti e la “pooling economy”, nei casi di gestione collettiva di un parco cittadino o di un condominio. Ad ognuna di queste classi, corrisponderanno regole diverse. Benedetta Brighenti ha fatto un esempio di questa classificazione nel settore dei trasporti: “Il car sharing è un servizio di puro accesso. Uber sarebbe sotto la gig economy perché il guidatore sta facendo qualcosa che può essere classificato come lavoretto. Blablacar, si tratta di una collaborazione nell’uso dell’automobile”.

Nel parere si prevede anche la creazione di un portale europeo per riunire tutte le esperienze di sharing economy in Europa che si chiama “Shareuropa.eu”: la Brighenti mi ha spiegato che cos’è. Questa idea di mettere a disposizione delle cose come la casa o la macchina quando non la usi è venuta insieme un po’ a tutti i cittadini europeans: “quelle di sharing economy sono esperienze comuni a tutto il territorio europeo impossibili da regolare all’interno del singolo Stato nazionale, ha spiegato Benedetta Brighenti. Per questo è compito dell’Unione europea dare delle regole al fenomeno per la tutela dei dati e dei lavoratori di questi servizi e anche dei principi generali sulla tassazione ed evitare coni d’ombra nella legislazione e ingiustizie.

Grazie a Benedetta Brighenti per l’intervista.

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