L’Europa delle emergenze

A Bruxelles, ogni Consiglio europeo (capi di Stato o di governo) o Consiglio dell’Unione europea (ministri dei vari Paesi competenti per materia), ognuna di queste riunioni in teoria ha un ordine del giorno, un’agenda. Ma il fatto è che spesso questi odg non vengono rispettati perché c’è sempre un’urgenza di cui occuparsi subito, che mette in secondo piano tutto il resto.

“Il Consiglio dei ministri dell’Interno europei a Bruxelles è stato caratterizzato da contrasti individuali e fra gruppi. Alla fine è stato rinviato quasi tutto al summit straordinario dei capi di Stato e di governo del prossimo 7 marzo”.

Questo della frase in questione, presa da un articolo del Corriere, era il Consiglio in cui gli Stati si dovevano mettere d’accordo su come gestire l’arrivo dei profughi alle loro frontiere, se chiudendo i confini, mettendo delle quote o altro. Nel Consiglio, il commissario europeo per l’Immigrazione Dimitris Avramopoulos ha detto che se in questi giorni fra di noi non c’è un dialogo, si rischia la fine di Schengen. Un senso di pathos incombe attorno al processo decisionale europeo. Sembra un continuo “aiuto, dobbiamo sbrigarci con questa storia dei profughi”, “aiuto, dobbiamo trovare una soluzione per far restare la Grecia nell’Unione”.

Rifugiati, Grecia, terrorismo, Brexit,  ogni volta ce n’è una nuova. Ricordiamo ad esempio il Consiglio europeo straordinario sull’immigrazione del 23 aprile 2015, convocato in seguito all’indignazione  dopo la morte di moltissimi rifugiati durante la traversata tra la Libia e l’Italia. In questo video si possono vedere tutte le emergenze che l’Unione europea ha affrontato nel 2015.

 

 

Emergenze che all’inizio sembrano situazioni inimmaginabili del tipo “ma ti pare che il Regno Unito possa uscire dall’Unione europea?” o “ma davvero non è così assurdo che la libertà di movimento conquistata con Schengen sia a rischio?” ma  che poi assumono una realtà e un’imminenza che pare di essere sempre sull’orlo della fine dell’Unione. Ad ogni litigio, c’è la sensazione che la relazione stia per finire, il gruppo sciogliersi e gli amici diventare sconosciuti. L’emergenza più grave è quella dell’Europa stessa.

I nodi sono i medesimi da anni, difficili da sciogliere, forieri di sentimenti antieuropei e di nuovi nazionalismi, che si manifestano in vario modo

Così dice Enzo Moavero Milanesi sul Corriere del 25 febbraio 2016. Il fatto è che se ogni volta bisogna discutere di situazioni urgenti che esplodono all’improvviso, non c’è tempo per ripensare noi stessi, noi come Europa, per rivedere il nostro rapporto. Per pensare eventuali riforme istituzionali che permettano un’Unione più efficiente e attiva.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...