Leader affascinanti, dibattiti appassionati ma la Spagna è ancora senza governo

Niente, Pedro Sanchez non ce l’ha fatta neanche stavolta. Il leader del partito socialista spagnolo è andato al parlamento per avere la fiducia come Primo Ministro del Paese, ma nulla da fare, ha avuto 131 voti a favore e 219 contrari. Stessa bocciatura l’aveva avuta lo scorso mercoledì 2 marzo. In pratica, lo hanno votato solo i deputati del suo partito, che sono 90, e i 40 di Ciudadanos, la formazione di centro guidata dal giovane dell’ultima foto sulla destra, Albert Rivera. Con Albert, negli scorsi giorni, Pedro aveva trovato un accordo per formare il governo, nonostante i due siano di idee politiche un po’ diverse. Ma la maggioranza necessaria per governare è di 176 seggi e Pedro – Albert, c’è poco da fare, arrivano a 130 voti.

Quello su cui contavano era l’appoggio, o almeno l’astensione, di Pablo Iglesias, il tipo con la coda di cavallo, e dei suoi 69 deputati di Podemos, il partito degli ex indignados che protestavano contro l’austerità dell’economia. Ma Pablo ha detto no a questa ipotesi di governo, all’inizio di brutto, insultando persino Pedro Sanchez, poi con toni più gentili, ma non si è mosso dalle sue posizioni. Iglesias vorrebbe una coalizione più di sinistra, con i socialisti e i comunisti di Izquierda Unida, però ci sarebbe bisogno dell’appoggio  dei partiti indipendentisti catalani, Esquerra Republicana e Democracia i lliberat. Cosa che i socialisti non possono accettare.

La Spagna adesso è nei guai. Non che prima potesse stare tranquilla, visto che i cittadini avevano votato il 20 dicembre 2015 e ancora non avevano un esecutivo. Ma adesso è partito il conto alla rovescia per mettersi d’accordo: se nessuno riuscirà a formare un governo entro il 2 maggio (la Costituzione prevede che passino due mesi dal primo voto), gli spagnoli dovranno tornare a votare in un giorno da scegliere dopo il 26 giugno. Ricordo ai lettori europeans che questi leader del Paese sono nella media uomini affascinanti: Pedro ha come ammiratrici tutte le donne spagnole, Pablo ha il fascino dell’anticonformista e le foto di Rivera semi nudo nei suoi primi manifesti elettorali sembravano quelle di un modello.

Ok Rajoy è magari po’ anziano, ma se alla lista aggiungiamo pure Alberto Garzon, il leader di Izquierda Unida, il livello è alto e anche la loro arte oratoria al parlamento sembra molto vivace e appassionata. Fa pensare a una politica in cambiamento, che ha da poco abbandonato la tradizione del bipartitismo fra socialisti e popolari, si è ritrovata con un parlamento tutto frammentato e deve capire cosa deve fare. Certo, però, che seppur attraenti, questi uomini rischiano di lasciare la Spagna senza governo fino all’estate 2016.

 

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