L’Ammiraglio e la bambina

Si chiama Sophia dal nome di una bambina che nacque su una delle navi di soccorso, dopo che la mamma era stata appena tirata fuori da un barcone che stava per affondare. Adesso Sophia ha quasi un anno, sta bene, vive in Germania. L’Ammiraglio Enrico Credendino me lo racconta dal

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Il comandante della missione Sophia, Enrico Credendino

telefono per radio Capital, seduto nella sede della missione europea Eunavfor Sophia, a Roma, anche se viene da immaginarlo su una portaerei nel Mediterraneo. Credendino comanda questa missione da quando è nata, nel giugno 2015, con il mandato delle Nazioni Unite. Può contare su circa 1500 uomini e sulla partecipazione di 24 Paesi europei.

Eunavfor ha il compito di fermare, ispezionare, sequestrare le barche dei trafficanti di uomini, cioè quelli che trasportano le persone dalla Libia all’Italia in modo non legale. Poi deve consegnarli alle autorità italiane. Finora, gli ha consegnato 71 persone e ha neutralizzato 176 imbarcazioni (neutralizzare significa in pratica rendere la barca inutilizzabile per altri viaggi, quindi se necessario anche farla affondare una volta che è vuota così questi scafisti non la usano più). In più, la missione Sophia ha salvato 18 mila migranti in circa un anno.

Da qualche giorno, il 20 giugno 2016, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prolungato il mandato alla missione fino al 27 luglio 2017 e le ha assegnato due nuovi compiti: l’addestramento della guardia costiera libica e il controllo dell’embargo Onu sulle armi alla Libia. Ora spiego. Formare una guardia costiera libica vuol dire, come ha detto l’Ammiraglio Credendino, rendere alcuni libici capaci di controllare le acque territoriali del loro Paese e quindi di arrestare loro gli scafisti e di salvare le persone che annegano in quel tratto di mare. Eunavfor Sophia può muoversi solo nelle acque internazionali, per cui ora accade che molti migranti muoiono nel mare della Libia dove non c’è nessuno che li soccorre. Quindi così si responsabilizzano i libici.

Controllare l’embargo delle armi, questa pure è una questione interessante. Secondo l’Onu le navi dell’Ammiraglio Credendino dovranno bloccare i mercantili con le armi per i gruppi terroristici della Libia, navi che provengono, dice l’Ammiraglio, dal Mediterraneo mediorientale. Molte armi arrivano in realtà ai gruppi come lo Stato islamico in Libia via terra ma comunque così si ridurrebbe l’afflusso e questo potrebbe aiutare il governo libico a stabilizzare il Paese. Insomma, ci sono ancora un sacco di cose da fare, però questa missione dell’Unione europea lavora sodo.

 

 

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