La paura del flirt che affligge i giovani europeans

 

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Horst Wenzel, 27 anni, fondatore dell’Università del flirt

Flirtare è un problema per tutti gli Europeans. Lo stereotipo vuole che i tedeschi siano un po’ timidi, gli spagnoli esigenti, i francesi romantici, gli italiani latin lover ma ultimamente degradati a “buontemponi del flirt”, cioè quelli che non concludono mai. Fatto sta che molti giovani europei finiscono per cercare su Internet come matti disperati frasi del tipo “segnali per capire interesse”, “come conquistare una ragazza timida”, “ho paura di approcciare le ragazze”. A cercare sono sia maschi che femmine perché ormai farsi avanti, dichiararsi tocca a tutti e due.

Me lo ha raccontato un giovane tedesco di 27 anni, dai capelli biondi e dal tono disinvolto, Horst Wenzel. Dopo una relazione finita male, ha fondato in Germania una Università del flirt per imparare l’arte del corteggiamento e in pratica iniziare una relazione. Uno dei corsi prevede anche che ci si possa far seguire e riprendere dal flirt coach mentre si prende una birra con la persona desiderata. E poi l’istruttore dà consigli. Ad esempio ti può dire ehi abbassa un po’ la voce, non strillare oppure guarda che se gli hai sfiorato il braccio al cinema non gli hai comunicato il tuo interesse in modo esplicito perché lui probabilmente manco se ne è accorto. Oppure quei suggerimenti che si danno sempre tipo sorridi molto, fai lo sguardo intenso (che poi finisci sempre per sembrare una triglia addormentata), fatti desiderare. Tutti i dettagli li trovate nel mio articolo su Linkiesta

Ma l’intervista è stata molto lunga. In una parte, ho chiesto a Horst se è vero che molti hanno il terrore del flirt. Lui ha detto: certo, tutti ce lo hanno! In effetti tutti abbiamo avuto prima o poi un amico nel panico perché la tipa che gli piace lo ha messo nella friendzone, molti conosciamo quel ragazzo (o ragazza, e questo vale per tutti gli esempi che sto facendo) sempre single che diventa un’anguilla irraggiungibile al primo segnale di interesse inviato da lontano ma proprio lontano, quello che sì sto cercando la metà perfetta, lei si è carina ma non condivide con me la passione dell’arrampicata, oppure ma a Natale lei preferisce il pandoro quindi non si può fare. Molti di noi hanno anche avuto a che fare con l’amica che rifiuta tutti quelli che le si propongono e passa le giornate a pedinare il collega più vecchio di lei, sposato, tre figli eccetera eccetera.

La paura deriva da tanti motivi: il flirt è l’incertezza personificata perché consiste nel dire e non dire, sondare il terreno per verificare se potrebbe funzionare o no, senza scoprirsi troppo. Questa è la paura tipica di quelli che devono concluderlo subito e quindi si dichiarano appena passati cinque minuti dal “ciao, piacere di conoscerti”. Oppure si entra nel terrore perché flirt vuol dire inizio di una relazione e magari non si vuole una relazione, quindi il soggetto sente subito una specie di senso di soffocamento e fugge. Questo può accadere perché non si vuole proprio una relazione o perché non si vuole una relazione con quella persona. E poi, per l’ansia di diventare degli stalker. O per quella, la più comune di tutti, di non essere ricambiati e di tornarsene a casa con il famoso due di picche. Più l’autostima è bassa, più si soffre di questo tipo di fobia, quella di un rifiuto. E in questi anni la self confidence dei giovani europei – generalizzando, ok – soffre sempre più della mancanza di lavoro, di stabilità della vita, dello stress e simili. E questo succede anche in Germania, mi ha detto Wenzel. Abbiamo trovato un’altra cosa che accomuna gli Europeans: l’ansia da flirt.

 

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