Processo all’Europa

DSC_0414Nei mesi scorsi mi è capitato di seguire un progetto di alternanza scuola – lavoro organizzato dal Consiglio Italiano del Movimento europeo. Si chiama Processo all’Europa e si è svolto in molte città d’Italia, ogni volta con capi d’accusa e verdetti diversi. Mi sono occupata dell’edizione romana, a cui hanno partecipato gli alunni dei licei Tacito e Talete.

In pratica funzionava così: alcuni ragazzi erano l’accusa, altri la difesa e altri ancora la giuria. In più un gruppo di studenti ha lavorato nella comunicazione e altri nell’intrattenimento e nell’accoglienza. Sul banco degli imputati c’è sempre l’Unione europea, o meglio le sue istituzioni, le sue politiche e le sue decisioni.

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I ragazzi del liceo Tacito hanno concentrato le loro accuse sulle politiche di immigrazione dell’Unione europea, considerate troppo deboli e poco efficaci, quelli del Talete sul diritto alla privacy che non è ben tutelato nell’Ue. Per molto tempo i vari gruppi hanno lavorato per formulare i capi d’accusa e preparare la difesa, poi in occasione della Festa dell’Europa del 9 maggio hanno tenuto il processo, davanti a un giudice vero e proprio, che ha coordinato il gruppo della giuria.

Il processo è stato all’Auditorium dell’Anmig, Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, i ragazzi si erano tutti vestiti eleganti ed erano emozionati.

 

I capi d’accusa che hanno scelto erano parecchio complicati. Non si trattava di dire “l’Europa è sotto accusa perché funziona male” o simili. Ad esempio questo era quello formulato dal liceo Tacito:

 (1° punto) Insufficiente iniziativa da parte della Commissione europea nella realizzazione di una organica e completa politica comune che assicuri una gestione efficace dei flussi migratori ed un equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri ai sensi dell’articolo 78 e 79 comma 1 del TFUE;

(2°punto) Inadeguatezza di una azione politica comune europea che garantisca un’equa ripartizione di responsabilità tra gli Stati membri conformemente al principio di solidarietà ai sensi dell’articolo 80 del TFUE;

(3°punto) Mancato azionamento da parte della Commissione della procedura d’infrazione prevista dall’articolo 258 del TFUE per violazione dei trattati da parte degli Stati membri che si stanno opponendo al ricollocamento per quote dei richiedenti asilo.

Gli accusati erano:

Commissione, Consiglio dell’Unione Europea, Stati membri, Consiglio europeo

 

 

E questa è la sentenza che ne è uscita, anche qui in pieno rispetto delle regole giuridiche:

Riguardo all’accusa formulata la giuria dichiara:

Riguardo al 1° punto del Capo di accusa

Assolve la Commissione europea perché la violazione ad essa imputata non sussiste.

Dichiara non luogo a procedere nei confronti del Consiglio dell’Unione europea, degli Stati membri e del Consiglio europeo poiché l’accusa non è stata formulata nei loro confronti.

Riguardo al 2° punto del Capo di accusa

Che non vi è luogo a procedere nei confronti degli Stati membri perché menzionati collettivamente e in quanto tali non costituenti un’istituzione dell’Unione Europea. Raccomanda l’apertura di un nuovo processo nei confronti di Ungheria, Slovacchia, Austria, Polonia, Romania e Repubblica Ceca per le ragioni indicate nelle motivazioni. Dichiara il Consiglio Europeo, il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione colpevoli e li condanna ad adottare entro 6 mesi una politica comune che garantisca un’equa ripartizione di responsabilità tra gli Stati membri conformemente al principio di solidarietà ai sensi dell’articolo 80 del TFUE. Si dà atto che sei membri della giuria su tredici hanno votato per l’assoluzione della Commissione Europea. Inoltre si dà atto che sei membri della giuria hanno votato l’adozione di un’ulteriore misura di condanna nei confronti del Consiglio Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea consistente nella censura.

Riguardo al 3° punto del Capo di accusa

La giuria dichiara la Commissione colpevole e la condanna ad attuare le procedure richieste entro 6 mesi di tempo

(Tutte le foto sono di Livia Liberatore)DSC_0443

 

 

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