Processo all’Europa

DSC_0414Nei mesi scorsi mi è capitato di seguire un progetto di alternanza scuola – lavoro organizzato dal Consiglio Italiano del Movimento europeo. Si chiama Processo all’Europa e si è svolto in molte città d’Italia, ogni volta con capi d’accusa e verdetti diversi. Mi sono occupata dell’edizione romana, a cui hanno partecipato gli alunni dei licei Tacito e Talete.

In pratica funzionava così: alcuni ragazzi erano l’accusa, altri la difesa e altri ancora la giuria. In più un gruppo di studenti ha lavorato nella comunicazione e altri nell’intrattenimento e nell’accoglienza. Sul banco degli imputati c’è sempre l’Unione europea, o meglio le sue istituzioni, le sue politiche e le sue decisioni.

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I ragazzi del liceo Tacito hanno concentrato le loro accuse sulle politiche di immigrazione dell’Unione europea, considerate troppo deboli e poco efficaci, quelli del Talete sul diritto alla privacy che non è ben tutelato nell’Ue. Per molto tempo i vari gruppi hanno lavorato per formulare i capi d’accusa e preparare la difesa, poi in occasione della Festa dell’Europa del 9 maggio hanno tenuto il processo, davanti a un giudice vero e proprio, che ha coordinato il gruppo della giuria.

Il processo è stato all’Auditorium dell’Anmig, Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, i ragazzi si erano tutti vestiti eleganti ed erano emozionati.

 

I capi d’accusa che hanno scelto erano parecchio complicati. Non si trattava di dire “l’Europa è sotto accusa perché funziona male” o simili. Ad esempio questo era quello formulato dal liceo Tacito:

 (1° punto) Insufficiente iniziativa da parte della Commissione europea nella realizzazione di una organica e completa politica comune che assicuri una gestione efficace dei flussi migratori ed un equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri ai sensi dell’articolo 78 e 79 comma 1 del TFUE;

(2°punto) Inadeguatezza di una azione politica comune europea che garantisca un’equa ripartizione di responsabilità tra gli Stati membri conformemente al principio di solidarietà ai sensi dell’articolo 80 del TFUE;

(3°punto) Mancato azionamento da parte della Commissione della procedura d’infrazione prevista dall’articolo 258 del TFUE per violazione dei trattati da parte degli Stati membri che si stanno opponendo al ricollocamento per quote dei richiedenti asilo.

Gli accusati erano:

Commissione, Consiglio dell’Unione Europea, Stati membri, Consiglio europeo

 

 

E questa è la sentenza che ne è uscita, anche qui in pieno rispetto delle regole giuridiche:

Riguardo all’accusa formulata la giuria dichiara:

Riguardo al 1° punto del Capo di accusa

Assolve la Commissione europea perché la violazione ad essa imputata non sussiste.

Dichiara non luogo a procedere nei confronti del Consiglio dell’Unione europea, degli Stati membri e del Consiglio europeo poiché l’accusa non è stata formulata nei loro confronti.

Riguardo al 2° punto del Capo di accusa

Che non vi è luogo a procedere nei confronti degli Stati membri perché menzionati collettivamente e in quanto tali non costituenti un’istituzione dell’Unione Europea. Raccomanda l’apertura di un nuovo processo nei confronti di Ungheria, Slovacchia, Austria, Polonia, Romania e Repubblica Ceca per le ragioni indicate nelle motivazioni. Dichiara il Consiglio Europeo, il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione colpevoli e li condanna ad adottare entro 6 mesi una politica comune che garantisca un’equa ripartizione di responsabilità tra gli Stati membri conformemente al principio di solidarietà ai sensi dell’articolo 80 del TFUE. Si dà atto che sei membri della giuria su tredici hanno votato per l’assoluzione della Commissione Europea. Inoltre si dà atto che sei membri della giuria hanno votato l’adozione di un’ulteriore misura di condanna nei confronti del Consiglio Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea consistente nella censura.

Riguardo al 3° punto del Capo di accusa

La giuria dichiara la Commissione colpevole e la condanna ad attuare le procedure richieste entro 6 mesi di tempo

(Tutte le foto sono di Livia Liberatore)DSC_0443

 

 

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La paura del flirt che affligge i giovani europeans

 

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Horst Wenzel, 27 anni, fondatore dell’Università del flirt

Flirtare è un problema per tutti gli Europeans. Lo stereotipo vuole che i tedeschi siano un po’ timidi, gli spagnoli esigenti, i francesi romantici, gli italiani latin lover ma ultimamente degradati a “buontemponi del flirt”, cioè quelli che non concludono mai. Fatto sta che molti giovani europei finiscono per cercare su Internet come matti disperati frasi del tipo “segnali per capire interesse”, “come conquistare una ragazza timida”, “ho paura di approcciare le ragazze”. A cercare sono sia maschi che femmine perché ormai farsi avanti, dichiararsi tocca a tutti e due.

Me lo ha raccontato un giovane tedesco di 27 anni, dai capelli biondi e dal tono disinvolto, Horst Wenzel. Dopo una relazione finita male, ha fondato in Germania una Università del flirt per imparare l’arte del corteggiamento e in pratica iniziare una relazione. Uno dei corsi prevede anche che ci si possa far seguire e riprendere dal flirt coach mentre si prende una birra con la persona desiderata. E poi l’istruttore dà consigli. Ad esempio ti può dire ehi abbassa un po’ la voce, non strillare oppure guarda che se gli hai sfiorato il braccio al cinema non gli hai comunicato il tuo interesse in modo esplicito perché lui probabilmente manco se ne è accorto. Oppure quei suggerimenti che si danno sempre tipo sorridi molto, fai lo sguardo intenso (che poi finisci sempre per sembrare una triglia addormentata), fatti desiderare. Tutti i dettagli li trovate nel mio articolo su Linkiesta

Ma l’intervista è stata molto lunga. In una parte, ho chiesto a Horst se è vero che molti hanno il terrore del flirt. Lui ha detto: certo, tutti ce lo hanno! In effetti tutti abbiamo avuto prima o poi un amico nel panico perché la tipa che gli piace lo ha messo nella friendzone, molti conosciamo quel ragazzo (o ragazza, e questo vale per tutti gli esempi che sto facendo) sempre single che diventa un’anguilla irraggiungibile al primo segnale di interesse inviato da lontano ma proprio lontano, quello che sì sto cercando la metà perfetta, lei si è carina ma non condivide con me la passione dell’arrampicata, oppure ma a Natale lei preferisce il pandoro quindi non si può fare. Molti di noi hanno anche avuto a che fare con l’amica che rifiuta tutti quelli che le si propongono e passa le giornate a pedinare il collega più vecchio di lei, sposato, tre figli eccetera eccetera.

La paura deriva da tanti motivi: il flirt è l’incertezza personificata perché consiste nel dire e non dire, sondare il terreno per verificare se potrebbe funzionare o no, senza scoprirsi troppo. Questa è la paura tipica di quelli che devono concluderlo subito e quindi si dichiarano appena passati cinque minuti dal “ciao, piacere di conoscerti”. Oppure si entra nel terrore perché flirt vuol dire inizio di una relazione e magari non si vuole una relazione, quindi il soggetto sente subito una specie di senso di soffocamento e fugge. Questo può accadere perché non si vuole proprio una relazione o perché non si vuole una relazione con quella persona. E poi, per l’ansia di diventare degli stalker. O per quella, la più comune di tutti, di non essere ricambiati e di tornarsene a casa con il famoso due di picche. Più l’autostima è bassa, più si soffre di questo tipo di fobia, quella di un rifiuto. E in questi anni la self confidence dei giovani europei – generalizzando, ok – soffre sempre più della mancanza di lavoro, di stabilità della vita, dello stress e simili. E questo succede anche in Germania, mi ha detto Wenzel. Abbiamo trovato un’altra cosa che accomuna gli Europeans: l’ansia da flirt.

 

Le barzellette aiutano l’integrazione europea

smiley-1104085_960_720Fra quelli lassù in Regno Unito che vogliono andarsene dall’Ue, e prima la crisi dei migranti e gli Stati che chiudevano le frontiere, e prima ancora la crisi dell’euro, l’Europa non fa ridere per niente. Si ride solo per prendere in giro l’inefficienza dell’Unione europea. C’è però un giovane european, Romain Seignovert, che ha raccolto in un libro, dal titolo “De Qui Se Moque-t-On?” (Chi prendiamo in giro?), tutte le barzellette che i popoli europei dicono gli uni degli altri. Seignovert ha 29 anni, è nato in Francia, ha studiato in Spagna e Germania ed è autore di un blog amico di Europeans “Europe is not dead“. Un articolo del Guardian riporta alcune di queste ironie:

I portoghesi pensano che gli spagnoli se la tirino un po’ e dicono: “In un recente sondaggio, 11 spagnoli su 10 hanno detto di sentirsi superiori agli altri”

Gli estoni invece credono che i finlandesi siano timidi e si chiedono: “Come riconosci un finlandese estroverso? Quando gli parli guarda le tue scarpe, non le sue”

Secondo i belgi, gli olandesi sono tirchi come in questa barzelletta. “Il marito olandese alla moglie olandese: mettiti il cappotto, cara! Perché, tesoro, usciamo? No, io sto uscendo, quindi spengo il riscaldamento in casa”

I romeni sugli ungheresi vanno giù pesante. “Ho fatto tutti i controlli e il dottore dice che non ci sono dubbi. Sono xenofobo. Un’altra maledetta malattia che mi hanno attaccato gli ungheresi”

Qui in Italia non abbiamo barzellette sugli altri Paesi ma ci prendiamo in giro da soli, secondo l’autore. Ad esempio in questo modo: “Come si capisce che Gesù era italiano? Facile: solo un italiano resta in casa con i genitori fino a 30 anni, pensa che sua mamma sia vergine e, secondo la madre, è Dio”.

Il giovane Seignovert dice nel libro che ridere dei nostri vicini significa “riconoscere, persino celebrare le rispettive particolarità. Mostra che non siamo indifferenti l’uno verso l’altro”. Secondo lui, l’Europa non è solo una costruzione politica ed economica, ma anche culturale, di tutte queste nazioni che vivono insieme e l’Unione europea non ha fatto abbastanza per riconoscere questo.

Una delle critiche che vengono fatte a una possibile maggiore integrazione dell’Unione europea è che è impossibile superare le diversità nazionali. Ma come dice il nostro amico francese, l’obiettivo dell’Unione europea non è annientarle, ma valorizzarle. E magari riderci un po’ sopra.

 

 

 

Oggi è il compleanno di Europeans

La torta di compleanno di Europeans
La torta di compleanno di Europeans

Un anno fa di questi tempi nasceva Europeans. Il blog, non gli europeans, i cittadini europei che nel primo post dicevo di voler vedere se esistono o meno e chi sono. Il mio compito non era crearli ma osservare dove sono, che fanno, cosa vogliono. Europeans prendeva vita nei giorni in cui, dopo le elezioni del Parlamento europeo lo scorso anno, si insediava la nuova Commissione: quella guidata dal Signor Jean-Claude Juncker. Qualche mese dopo è arrivato anche Donald Tusk, il nuovo presidente del Consiglio europeo.

Abbiamo passato poi il periodo delle domande sul tipo di rapporto che intercorre fra gli Europeans dei diversi Stai europei. Se sono più degli innamorati uniti in un patto o dei coinquilini che decidono di mettere in comune la farina o il sale grosso per spendere meno o per praticità. Alla fine si sono provate altre ipotesi fantasiose nel post Non per soldi, non per amore.

Gli anniversari vanno celebrati: prima c’è stato il 9 novembre quando non sapevo se scrivere un post sul crollo del Muro di Berlino o su quello del Ponte di Mostar, in Bosnia Erzegovina e alla fine l’ho scritto sui muri e sui ponti; sull’unione e la divisione fra i popoli. Poi il 31 dicembre 2014 si è deciso di parlare del centenario dell’inizio della Prima Guerra mondiale, una storia molto european.

Quante ne abbiamo passate. Persino due lutti. Quando la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo venne sterminata e Parigi visse due giorni molto tristi e pieni di ansia perché gente armata continuava a fare vittime in diversi posti. Lo abbiamo raccontato nel post Charlie Hebdo, l’Europa si prende a braccetto. E quando l’aereo della Germanwings partito da Barcellona e diretto a Dusseldorf si era schiantato in Francia perché il pilota aveva deciso di suicidarsi. Era il 24 marzo 2015.

Poi la storia si è complicata. E’ scoppiata la roba della Grecia e sembrava un disastro per gli european greci ma anche per tutti gli altri. Pareva che il rapporto fra gli europei stesse per finire quando abbiamo scritto il post Europei, una pausa di riflessione per salvare il nostro rapporto.

I viaggi per l’Europa con strani mezzi come il pullman e il treno hanno riscosso molto successo fra i lettori europei desiderosi di fare le vacanze. Prima TrenEuropa, ovvero come viaggiare in treno per l’Europa senza bloccarsi ai confini e poi i due reportage dalla Bosnia Erzegovina nei giorni delle celebrazioni dei venti anni dalla fine della guerra del 1992-1995. Ci sono stati cinque risvegli di viaggio raccontati in Dobar dan, Bosnia e cinque notti fra Sarajevo, Tuzla e Srebrenica raccontate in La scorsa notte, mentre tornavo dal caldo hamam.

Grazie a tutti gli Europeans che ci hanno seguito fin qui!

L’Europa al Festival internazionale del giornalismo di Perugia

Foto di gruppo del Consiglio europeo del 19-20 dicembre 2013 (fonte: Dipartimento politiche europee, Presidenza del Consiglio dei Ministri)
Foto di gruppo del Consiglio europeo del 19-20 dicembre 2013 (fonte: Dipartimento politiche europee, Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Le foto di gruppo che si fanno i leaders europei a Bruxelles sono noiose. Le facce dei capi di Stato o di governo dei Paesi europei sembrano quelle dei ragazzi in gita scolastica, contenti solo perché perdono ore di lezione.

Questo è più o meno quello che ha detto la giornalista del Sole 24 Ore Adriana Cerretelli all’incontro “Raccontare ai giovani l’Europa di ieri, oggi, domani”, durante il Festival internazionale del giornalismo di Perugia. Europeans ha passato quattro giorni nella cittadina umbra e ha seguito le questioni del giornalismo sull’Unione europea e di come comunicare l’Europa in modo giusto e magari un po’ divertente, cosa che è diventata una specie di missione impossibile di questo blog. Qui trovate il mio articolo più preciso e ordinato delle riflessioni in disordine che vi dovete sorbire qui. Allora:

– La conoscenza dei ragazzi – quelli in questione sono gli studenti dell’Itis Volta di Perugia, che hanno fatto un progetto di educazione civica europea con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea – sull’Europa è un misto di lacune profondissime, perle di saggezza derivanti dallo studio a scuola, internet, libri e perle di saggezza derivanti dal fatto che quei ragazzi sono europei e non lo sanno. Per cui, per i ragazzi se Federica Mogherini è l’astronauta italiana che è sulla luna, l’euro è un grande strumento di condivisione fra i Paesi europei.

– La parte più difficile per chi vuole raccontare l’Unione europea, quello che è e quello che fa, è scegliere di cosa diavolo parlare. Sulla newsroom dell’Unione europea ci sono tutti i comunicati stampa e simili. Tanta roba davvero, ma c’è qualcosa che non va. Si ha la sensazione che non ci sia nulla di interessante, niente che riguardi davvero i cittadini e cambi la loro vita ma solo prese di posizione anche a volte vagamente buoniste. OK, la sto facendo un po’ più tragica di quanto sia in realtà però il concetto è questo. L’Europa a volte sembra lontana. La colpa è dell’Europa in sè o di come la comunichiamo? 

Dove trovate l’Europa nella vostra quotidianità? – si chiede Ewelina Jelenkowska-Luca della Rappresentanza in Italia della Commissione europea e illumina una slide con le foto di un pesce, dell’acqua e la solita bottiglia d’olio d’oliva. D’accordo, la politica di tutela della biodiversità, le norme sull’acqua, le etichette e le norme di sicurezza dei prodotti. Ma. Ma niente da protestare. L’Unione europea non ha competenze in molte materie perché i nostri Stati non vogliono cedergliele. Quindi ad esempio, nel sociale, nel modello culturale (nelle politiche scolastiche, secondo i ragazzi dell’Itis Volta di Perugia), è ancora immatura. Perché l’Europa non fa niente per… ? Si chiedono in molti, soprattutto di fronte ai migranti morti – più di 800 -nella nave che è naufragata nel canale di Sicilia domenica 19 aprile 2015. Si pretende che l’Unione europea risolva tutto quando sono gli Stati stessi a impedirle di diventare un attore che conta.

Ad ogni modo, il panel del Festival di Perugia sul raccontare l’Europa ai giovani prosegue più del tempo previsto. E si conclude con molti applausi. Fosse che l’Europa alla fine interessa? 



			
					

Di cosa si parla quando si parla di Unione europea

Vi propongo una breve e personale “rassegna stampa” di alcuni articoli che parlano di Unione europea pubblicati in Italia nella settimana che si chiude oggi, 8 marzo 2015. Lo faccio per vedere di cosa si parla quando si parla di Europa e per vedere come si parla di Europa. Mi riservo di fare commenti e riflessioni quando vi avrò sottoposto un numero più elevato di rassegne stampa settimanali. Buona lettura!

  • L’Unione europea ha adottato una linea comune in vista della conferenza di Parigi sul clima, in programma a dicembre. I paesi dell’Unione si sono impegnati a ridurre di almeno il 40 per cento entro il 2030 le loro emissioni di gas serra rispetto ai livelli registrati nel 1990.

http://www.internazionale.it/notizie/2015/03/06/unione-europea-cambiamenti-climatici-emissioni-gas-serra-conferenza-parigi

  • L’Unione europea rinvia al 2018 la fine del roaming: i costi extra per usare il telefono in un altro paese dell’Unione saranno cancellati solo nel 2018

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/roaming-e-net-neutrality-rinviati-in-europa-d67edd82-b4b2-4f3d-bded-afa06855932a.html

  • Sergio Mattarella in visita al Parlamento europeo

http://www.eunews.it/2015/03/03/mattarella-europarlamento/31197

  • Truffavano l’Unione Europea per ottenere milioni di euro di fondi pubblici per pascoli “fantasma” in alta Val Susa

http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/04/news/truffa_milionaria_alla_ue_per_pascoli_fantasma-108719370/

  • L’Europa deve cooperare anche con i regimi dittatoriali per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione, dice il vice presidente della Commissione europea Timmermarns

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-04/immigrati-gommone-si-ribalta-canale-sicilia-10-morti-085328.shtml?uuid=ABxV5t3C

  • La Corte di giustizia europea boccia l’Iva agevolata sugli ebook

http://www.wired.it/play/libri/2015/03/05/corte-giustizia-ue-boccia-liva-agevolata-sugli-ebook/

  • L’Unione europea prepara un film d’animazione per il Padiglione Unione europea a Expo 2015

http://www.expo2015contact.it/la-spiga-doro-lunione-europea-sara-a-expo-2015-con-un-film-video-e-gallery/

  • L’Unione europea si prepara a cambiare rotta nei suoi rapporti con la Russia

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2015/03/05/ue-cambia-rotta-con-mosca-ma-pronte-nuove-sanzioni_bb4e12ab-b973-4979-82df-6450eb9ca429.html

  • Il commento: solo l’unione politica permette scelte economiche democratiche

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-03-07/solo-unione-politica-permette-scelte-economiche-democratiche–094706.shtml?uuid=ABD87h5C

L’Europa è morta. Ipotesi di suicidio.

20130721_152036Ho scritto “Europa” su Google News e sono usciti dei necrologi. Nei titoli degli articoli l’Europa sembra essere morta su più campi di battaglia. In Ucraina, nel Mediterraneo o persino in Grecia, dove alcuni dicono che sia nata. Secondo l’articolo del manifesto Nel Mediterraneo la morte dell’Europa, l’Europa è morta fra Malta e le coste della Libia. Panorama è più propenso a considerarla deceduta in Ucraina (In Ucraina la grande assente è l’Europa).

Entrambe le morti suggerite dicono che la colpa è dell’Europa: in pratica, più che essere uccisa in guerra, l’Europa si sarebbe auto flagellata a colpi di frustate sulla schiena e poi, non soddisfatta, si sarebbe gettata da una rupe nel mare o sparata un colpo in testa nell’Ucraina dell’Est. Un suicidio oppure un auto digestione che dallo stomaco si sarebbe estesa fino agli arti più periferici. Ma esattamente in che modo l’Europa avrebbe deciso di procedere al processo di auto consumazione? Lasciando da parte le metafore splatter, torniamo alla realtà.

Nel caso del Mediterraneo, a essere morta è la politica di immigrazione europea. In particolare, si lamenta che l’operazione dell’Unione europea Triton non può e non riesce a sostituire l’italiana Mare Nostrum nella gestione degli sbarchi di immigrati in Italia. Il passaggio di fatto è avvenuto il 1 novembre 2014: rispetto a Mare Nostrum, Triton ha meno soldi, meno mezzi operativi, meno uomini e poteri e mandato d’azione più limitati. Qui sono illustrate nel dettaglio le differenze. Forse scontato, ma meglio precisare, dire che Triton è una missione DELL’Unione europea può indurre in errore: le risorse umane e tecniche impiegate sono quelle messe a disposizione dagli Stati membri. Scordatevi quindi le navi made dall’UE. Anche se i soldi li tira fuori la Ue dal Fondo Sicurezza Interna e dal fondo di Frontex.

Nel secondo caso, quello della morte in Ucraina, accusata è la “politica estera europea”. Questa in realtà non esiste: l’integrazione nel campo della politica estera e di sicurezza è andata storicamente separata da quella in campo economico, lasciata all’informalità eccetto alcuni tentativi falliti di istituzionalizzarla (come la Comunità Europea di Difesa). Con il Trattato di Maastricht il pilastro della PESC era quello più intergovernativo, dove cioè più che di “integrazione” è meglio parlare di “cooperazione” fra Stati che restano sovrani di scegliere. Al vertice fra Ucraina, Russia, Germania e Francia che ha deciso il cessate il fuoco di Minsk, non c’era Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza europea.

Secondo il Sole24Ore, l’Europa è in fin di vita: è al capolinea l’Europa dei piccoli passi. Si dice nell’articolo:

(L’Unione europea)  era convinta di cavarsela con l’integrazione selettiva, il mercato unico incompleto e l’unione monetaria senza quella economica e neanche politica, unico caso al mondo di moneta comune e pluricefala.

E invece non ce l’ha fatta. Per questo, sarebbe implosa. Perché a puntare tutta l’integrazione sull’economia, ha trascurato la cura di organi del suo corpo che si sono indeboliti o ammalati. Come la politica di immigrazione o la politica estera. 

Perché i vertici Ue non fanno notizia?

Non c’è davvero niente da fare. Ogni volta che alla Scuola di Giornalismo provo a proporre qualche articolo sull’Unione europea mi viene bocciato e devo scrivere di Renzi o del Fondo Monetario Internazionale o della nuova app sul mercato. Mi è andata male con Generazione E, la piattaforma di informazioni sui giovani “espatriati” europei. Anche gli ultimi dati Eurostat sono stati giudicati poco rilevanti perché i risparmi delle famiglie e gli investimenti delle imprese non registravano crolli drammatici (o perché no, aumenti vertiginosi). D’accordo.

Eppure, devo ammettere che comincio a capire il perché. Questa mattina ho pensato che sarebbe stato carino scrivere dell’ultimo “vertice europeo sulla sicurezza” su questo blog. C’era scritto in giro che era il primo vertice dei ministri degli Esteri Ue dopo gli attentati di Parigi, Charlie Hebdo e tutto quello che è successo. Dopo tutti gli Europeans che erano scesi in piazza, accomunati dallo shock e dalla libertà di opinione. Dopo tutte queste belle cose, finalmente i leader europei si incontravano e concretizzavano qualche misura.

Il Consiglio dei Ministri degli Esteri Ue del 19.01.15
Il Consiglio dei Ministri degli Esteri Ue del 19.01.15

Era una bella idea. Poi però ho cercato di motivare meglio a me stessa il perché scrivere del vertice europeo e sono entrata in crisi. Questo è stato più o meno il botta e risposta tra me giornalista-che-propone-articolo e me-temibile-caporedattrice-su-cui-fai-incubi-la-notte:

1.

– Cosa hanno detto in questo vertice?

– Che la minaccia dl terrorismo riguarda l’insieme dei paesi europei.

– Woooow notiziona. Ma dai?

2.

– E dunque cosa pensano di fare gli Stati europei?

– Vogliono che il loro coordinamento sul terrorismo sia più attivo rispetto al passato.

– Mmmmm

3.

– Livia, concentrati. Cosa pensano di fare gli Stati europei contro il terrorismo?

– (decisa) Il registro dei nomi dei passeggeri. In pratica, schedi quelli che volano sugli aerei e condividi i loro dati. Ma… è bloccato al Parlamento europeo da due anni… Ma magari lo fanno dai!

– ….

4.

– Un momento, hanno pensato a un’altra misura lassù a Bruxelles.

– Guarda, non ho più tempo…

– Vorrebbero spedire degli inviati per la sicurezza in tutte le sedi Ue nei paesi sensibili.

– Poveretti…

5.

– Ma poi questo vertice che è?

– Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Unione europea.

– … Ma quanti Ministri degli Esteri ha l’Unione europea?

(il caporedattore che è in me non ha capito che sono i Ministri degli Esteri dei PAESI dell’Unione europea)

OK, adesso sto esagerando. Il Consiglio non è stato poi così noioso come sembra qui, forse non più noioso degli altri Consigli dei Ministri europei. Non ero lì. Però, alla fine, mi sono autobocciata la proposta. O quantomeno avrei fatto come alcuni giornali oggi che mettevano la notizia nascosta verso la fine della pagina, sotto quella del pacchetto di norme di contrasto al terrorismo internazionale che era al Consiglio dei Ministri oggi.

Allora qual è la morale di tutto ciò? Mi domando spesso in questi mesi cosa sia la NOTIZIA. Ho lasciato perdere tutte le riflessioni dei miei tutor qui alla Tobagi di Milano e ho gettato via il dizionario con la definizione. Notizia è quando cambia qualcosa. Quando prima le cose erano in un modo e dopo sono in un altro.

E dopo i cosiddetti vertici Ue non cambia niente. Quando si riuniscono, i capi di Stato o di governo o i Ministri degli Esteri o dell’Agricoltura non decidono niente. Bisticciano o fanno compromessi poco costosi rischiosi e impegnativi. Ognuno rappresenta il suo Stato e lo difende. N.B eccezioni, passi in avanti ed esagerazioni a parte. Ad ogni modo, dicono che è sempre colpa dei giornalisti. Neanche fossimo i maggiordomi. Se i “vertici Ue” non fanno notizia, è perché non li sappiamo comunicare. Però di certo, la realtà dei “vertici Ue” non aiuta.

La lingua degli Europeans

"La Torre di Babele", Pieter Bruegel, il Vecchio
“La Torre di Babele”, Pieter Bruegel, il Vecchio

Un ostacolo insormontabile. Negli scorsi giorni mi venivano in mente tante cose di interesse european che avrei potuto raccontare qui. Volevo fare un telegiornale europeo, volevo parlare di quanto dura la giornata lavorativa nei vari paesi europei (visto che prima delle vacanze di Natale la giornata lavorativa diventa particolarmente pesante un po’ per tutti). Volevo… Ma non potevo trovare le fonti adeguate perché erano in altre LINGUE. E non potevo sapere tutte le lingue europee.

Che d’altronde sono ben 24. Quelle ufficiali dell’Unione Europea. C’è anche l’Estone. Le lingue non corrispondono esattamente ai paesi per varie ragioni. Innanzitutto, perché le lingue sono 24 e i paesi dell’Ue 28. Il “cipriota” ad esempio non c’è perché a Cipro la lingua ufficiale è il greco (e il turco, ma questa è un’altra storia). Ogni cittadino dell’Unione può scrivere alle istituzioni europee in una delle lingue ufficiali ed averne una risposta nella medesima lingua. Beh, se uno scrivesse in bulgaro e gli rispondessero in croato sarebbe una bella fregatura. Nella pratica poi, la tendenza è quella di considerare lingue di redazione degli atti formali solo tre principali lingue europee (inglese, francese, tedesco) pubblicandone poi la traduzione nelle restanti lingue europee.

Altre lingue sono definite regionali o minoritarie, sono 60 e sono parlate da circa 40 milioni di persone. Fra queste ci sono il catalano, il basco, il frisone, il gallese e lo yiddish.

Dizionari multilingue
Dizionari multilingue

Ora, la politica del multilinguismo della UE vorrebbe che ognuno di noi Europeans parlasse due lingue straniere oltre la propria. E questi sono i momenti in cui l’Unione Europea mi infastidisce un po’ perché sa di paternalista. Dice ad esempio:

La strada migliore per raggiungere questo risultato sarebbe insegnare ai bambini due lingue straniere fin dalla prima infanzia. Le ricerche effettuate in proposito dimostrano che, in questo modo, le lingue si imparano più rapidamente e migliora anche la padronanza della propria lingua materna.

L’obiettivo di ciò, secondo questa politica della Unione Europea, è che si possa studiare o lavorare in altri paesi più facilmente e quindi migliorare l’occupazione, “fare affari” fra le imprese europee eccetera.

E questo mi spinge a farmi una domanda. Quale è il futuro delle lingue in Europa? OK, nel mondo ideale della politica del multilinguismo, ognuno di noi parla tre lingue ma se sa lo spagnolo, il francese e l’italiano gli sarebbe comunque difficile parlare con uno slovacco che sa lo slovacco, il ceco e il polacco. No? Allora?

Anticipo che, come al solito, Europeans non ha LA soluzione. Sta ai cittadini europei trovarla, col tempo, con la pratica e con la riflessione. Lasciando da parte le soluzioni improbabili, e nell’ipotesi di non voler mantenere la situazione così come è, penso che le alternative maggiori siano queste:

– Tutti impariamo a parlare inglese per benino.

– Facciamo riapparire dal cilindro magico l‘esperanto, che era una ipotesi di lingua europea fatta mischiando tutte le lingue europee come fossero carte su un tavolino. All’esperanto si obietta che è una lingua artificiale e non naturale.

“La pozione magica“. E qui i linguisti di professione smettano di leggere per favore. Sono andata a Monaco di Baviera a studiare per un po’ all’università. Ho conosciuto un francese e uno spagnolo e quando eravamo stanchi ognuno parlava la sua lingua e ci si capiva piuttosto bene. Non sono un’esperta di linguistica e simili, ma se nel futuro le lingue europee si mischiassero naturalmente una con l’altra e ne formassero una comune?

Giornalismo e politiche europee, un corso della TIA Formazione Internazionale e un binomio da approfondire

?????????????Sto imparando proprio attraverso la scrittura di questo blog che raccontare l’Unione Europea è una missione non da poco. Comunicare quello che fa la Commissione o il Parlamento europeo, rendere il senso del loro lavoro, disegnare l’immagine di una rete di territori e persone interconnessi come è l’Europa. Difficile. Da un lato, infatti, è il funzionamento delle istituzioni europee e delle politiche comunitarie ad essere complicato.  Anche gli esperti fanno confusione. Figuratevi come è facile dire stupidaggini per un giornalista che li osserva dall’esterno, li studia, ma non ha mai avuto l’esperienza pratica di quei meccanismi. Credo che i problemi derivino soprattutto dal fatto che, al momento, l’Unione Europea non è nè un’organizzazione internazionale nè uno Stato ma un tram bloccato fra le due stazioni. Dal fatto che c’è chi la tira da una parte, chi dall’altra, tutti vogliono usarla per i loro fini. Ad ogni modo, è una roba del tutto nuova.

Dall’altro lato, nel momento in cui si decide che OK, ora do notizia di quello che succede a Bruxelles si scopre che spesso la notizia non c’è. A Bruxelles, Lussemburgo, Strasburgo non succede nulla di eclatante. O almeno, le notizie ci sono ma che la “ex lady Pesc Catherine Ashton è stata nominata consigliere speciale per i negoziati sull’Iran” a) necessita di milioni di spiegazioni perché nessuno sa di cosa si sta parlando e b) viene di sicuro messo in secondo piano da quello che ha fatto Renzi e dalle vicende del governo italiano che è ancora il protagonista dello spettacolo della politica estera, ed esempio. Infine, l’ultima difficoltà è quella che particolarmente angoscia Europeans. Il rischio della comunicazione europea è quello di creare una separazione fra noi, l’Italia e Bruxelles. Se si passa l’idea che l’Europa è a Bruxelles grazie che l’Europa appare lontana. A Bruxelles ci sono le istituzioni (neanche tutte) dell’Unione Europea, non l’Europa, chiaro?

Tutto ciò è per dirvi che c’è un corso che spiega tutto questo molto bene e vi dice anche le soluzioni per fare una comunicazione europea efficace. Questo corso è diretto a tutti gli interessati ad approfondire i temi di cui sopra. In particolare giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti, comunicatori, blogger e social network manager. Si chiama Corso di giornalismo e politiche europee 2015 della Tia Formazione Internazionale, parte il 16 gennaio e si articola in cinque incontri, tra gennaio e maggio 2015, che sono di venerdì. Il responsabile del corso è Giampiero Gramaglia, il direttore di Euractiv.it, un sito che parla di Europa sul serio. Insomma sbrigatevi a iscrivervi, come è scritto sul bando.